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il 9 Mag 2016

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Antonio Graziano sul poker azzurro: “Apice mai raggiunto prima, ma siamo ad un bivio. Kanit è il bomber, Sammartino… il 10!”

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Antonio Graziano sul poker azzurro: “Apice mai raggiunto prima, ma siamo ad un bivio. Kanit è il bomber, Sammartino… il 10!”

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Dopo averci tenuto compagnia con il consueto spumeggiante commento tecnico in diretta streaming, Antonio Graziano si è concesso ai nostri microfoni per un’ultima sommaria analisi sul Grand Final di Montecarlo, festival di chiusura della 12° stagione dell’European Poker Tour.

‘Crazysalsero’ (in foto copertina, a sinistra, accanto al compagno di cabina Andrea ‘topkapias Borea) ha provato a testare il polso del poker azzurro, effettuando una diagnosi a 360° su qualità e quantità del movimento nostrano. L’analisi rivela numeri quantomai incoraggianti:

“Credo che il poker italiano sia ad un apice, un picco positivo mai raggiunto. Di partecipazioni e risultati. Prendendo come riferimento il circuito European Poker Tour e andando a spulciare un po’ di dati della stagione appena conclusa, per ognuna delle 6 tappe si sono spostati più di 200 italiani in media per giocare almeno un side event. Stiamo parlando di un esercitoLa partecipazione azzurra media in un EPT Main Event è stata il 5.3% nelle 6 tappe del circuito. L’Italia del poker è la quinta nazione al mondo con più iscritti nello European Poker Tour. A Malta siamo stati la nazione con più iscritti, a Barcellona abbiamo toccato un record di 83 italiani, persino alle Bahamas avevamo 20 cavallini! Posso tornare con la mente a marzo 2015. L’Italia vincitrice della Global Poker Masters, la competizione a inviti che vedeva scontrare le 8 nazioni al mondo più rappresentative nel gioco. E potrei ancora dare uno sguardo al presente, dove i Rome Emperors della Global Poker League sono per 3/4 rappresentati da italiani nonostante la competizione sia palesemente una manovra di espansione per market come USA, Brasile e la regione asiatica. L’Italia di oggi è cresciuta nel suo punto più alto, con l’ascesa repentina e inarrestabile di alcuni personaggi come Dario Sammartino e Mustapha Kanit. E poi la strepitosa impresa di Max Pescatori a Vegas con il doppio braccialetto quest’anno rappresenta quella rivalsa della vecchia guardia del live, che in Italia più che in altri paesi resiste all’ondata dei grinder dell’on-line.”

Inevitabile arriva dunque l’elogio al bomber e al fantasista del poker verde-bianco-rosso. Dall’infinito Kanit al conterraneo Sammartino, Antonio ci ha detto la sua sui big azzurri:

“Le analogie sportive si sprecano. Quei due sembrano proprio Coppi e Bartali che si passano una bottiglia d’acqua sul passo del Galibier. Sono la coppia del momento. Quando non arriva l’uno, c’è l’altro. Caratteristiche diverse, ma grande fame. Musta è fortissimo nella mid-stack strategy, determinante nei colpi decisivi. E’ come quel bomber che ti fa 10 goal su 11 occasioni a rete. Mi ricorda Gabriel BatistutaDario è un fantasista del gioco deep stack. Vuole spazio, dribbla, inventa. La sua è la maledizione del numero 10. Sempre presente nelle manovre offensive, ma costretto a offrire l’assist decisivo per il goal dei compagni.  Tuttavia, non riesco a ricordare così tanti giocatori che provano a dominare qualsiasi maledetto tavolo in cui si siedono. E’ qualcosa che va al di là dei soldi. Nello stesso istante che guardi giocare Dario, prendi le sue parti. In un gioco così spietato come il poker, dove per vincere devi sperare che gli altri perdano, non ho mai visto un giocatore così amato a prescindere dal risultato. E’ il fascino della contraddizione. Lo vedi arrivare in tuta e cappellino, zainetto in spalla con un orologio da 30.000 euro. Uno che fuori ti darebbe il cuore, ma al tavolo ti fissa come il pasto che non vede da giorni. Lui rappresenta realmente il sogno di un giocatore. Dario non ha perso il senso del gioco. E’ rimasto quel ragazzo che ha appena iniziato. Dario è come Maradona.”

Nonostante ciò, Antonio non nega di avere un qual certo timore per il futuro più prossimo:

“Credo che l’Italia ad oggi sia la terza nazione più forte in Europa dopo Germania e Regno Unito. A mio avviso, le nazioni europee che sono maggiormente cresciute sul territorio europeo sono Francia, Italia e Polonia. Tuttavia, c’è una sostanziale differenza tra questi 3 successi. In Francia la spinta mediatica è maggiore, ci sono diversi brand che continuano ad essere forti sul territorio e a investire sui loro testimonials, c’è una strategia di comunicazione digitale più radicata che ha un forte riscontro nel live. La Francia annovera forse un numero inferiore di punte di diamante, ma il loro giocatore medio del live è più forte del nostro. L’Italia e la Polonia sembrano più simili tra loro, con un netto divario di percezione tra i più forti e la media. La nota dolente di questa esplosione italiana è una certa perplessità sul futuro. Se l’affluenza sembra crescere, i risultati del poker nostrano sono leggermente drogati dagli exploit di una ristretta cerchia. Siamo arrivati a picchi di euforia fuori dal comune, ma si è creata una progressiva polarizzazione dell’interesse: da un lato i miti, dall’altro mentalità operaie e vincenti che macinano risultati nell’ombra. Sono convinto che siamo ad un bivio pericoloso, perché il nostro poker costruisce, celebra e dimentica più o meno alla stessa velocità. Abbiamo avuto la fortuna di trovare 4 o 5 talenti assoluti che uniscono al poker un modo moderno di fare comunicazione. Questo arriva: per la community sono molto più che giocatori. Ma se un giorno quei 4 o 5 decidessero di mollare? Se i giocatori, come i brand del gioco, smettono di lavorare sulla creazione di testimonial completi con una visione moderna e meno istituzionale del gioco, si corre il rischio di tornare a 5 anni fa, come se la motoGP perdesse Valentino Rossi. Questi giocatori hanno un impatto così forte da creare loro stessi le tendenze. Un potenziale che va canalizzato e non disperso come sta accadendo.”

In chiusura, Graziano rivela dunque qualche nome sul quale puntare per vedere l’Italia ancora sulla cresta dell’onda:

“Non mi piace azzardare previsioni su chi rappresenterà il futuro dell’Italia del poker nel mondo, perché abbiamo visto a più riprese con giocatori come Holz, Schemion, Urbanovich o Carrel che con un rush di tornei live si può raggiungere l’inimmaginabile. Penso invece che si possa partire da una base più solida come quella dei rankings che premiano la presenza costante nei circuiti. Parlo della Global Poker Index, un buon metro per capire cosa è accaduto e cosa è più probabile che accada nel futuro. Considerando quei giocatori che partecipano ai major events con una certa progettualità, potrei provare a scommettere su chi ha mostrato una progressione crescente e contemporanea nella GPI degli ultimi 3 anni e negli MTT on-line, come Walter Treccarichi, Stefano Terziani, Iacopo Brandi, Federico Petruzzelli, Luigi Curcio e Davide Marchi. Ma mi piace pensare che il futuro possa essere scritto da chiunque.”

Photo Credits: Manuel Kovsca (PokerStars)

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