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il 23 Feb 2016

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Doyle Brunson racconta: “Avrei potuto giocare nei Lakers, ma un brutto incidente me lo impedì”

Doyle Brunson racconta: “Avrei potuto giocare nei Lakers, ma un brutto incidente me lo impedì”

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Di aneddoti e storie da raccontare Doyle Brunson ne avrebbe a bizzeffe. Erick Galindo ha ripescato un’intervista scartata dalla tv americana dove ‘Texas Dolly’ racconta con orgoglio di quando, da giovane, era uno sportivo promettente e stava per essere scelto dai Lakers.

Nato nel Texas il 10 agosto del 1933, Doyle F. Brunson da ragazzo era infatti una promessa dello sport. Praticava atletica e basket, con ottimi risultati. Un giorno nel suo college arrivò uno scout dei Lakers. Ecco cosa racconta Brunson, mostrando foto e vecchi ritagli di giornale, in un’intervista che ESPN non ha mai mandato in onda: “Lo sport a quei tempi era l’unico modo per sperare di cambiare vita, per uno come me nato e cresciuto in una fattoria del Texas. Al college ero la guardia più alta della conference e mi esercitavo molto nel tiro.

Il mio sogno era di giocare nell’NBA. Un giorno i Lakers mandarono uno scout. Pensavano che io fossi già un senior e allora dissero al mio coach che mi avrebbero scelto, che avrebbero fatto di me una guardia tiratrice“. Il sogno di Doyle però era destinato a non realizzarsi: “Prima dell’ultimo anno mi ritrovai con una gamba rotta per colpa di un brutto incidente sul lavoro. Un muro mi cadde addosso e avrebbe anche potuto uccidermi. In fin dei conti sono stato fortunato“.

L’aneddoto sui Lakers ha un seguito, perché molti anni dopo Doyle Brunson avrebbe conosciuto Jerry Buss, storico presidente della squadra NBA: “Lo conobbi ad un tavolo da poker del casinò Bicycle. Gli chiesi se era rimasto qualche gadget con il mio nome, visto che sarei dovuto essere la prima scelta del team, ma lui mi rispose che era stato buttato via tutto negli anni.

Quella sera Buss perse qualcosa come 50.000$ e io gli dissi che mi dispiaceva per la sua perdita. Ma lui ribattè che avrebbe potuto perdere quella cifra ogni giorno per 30 anni filati senza alcun problema“. Buss era un grande imprenditore e appassionato di poker ed è venuto a mancare per colpa del cancro il 18 febbraio 2013. Buss tra l’altro era coetaneo di Brunson…

 

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Oltre a questi aneddoti sportivi, Doyle Brunson nell’intervista racconta anche del suo debutto del poker e di com’era l’ambiente a quei tempi: “Era pericoloso. Io stesso fui rapinato cinque volte. Dovevi vincere al tavolo e poi scappare dalla città se volevi tenerti la vincita. Era molto eccitante, devo dire“. Poi c’è spazio per un aneddoto abbastanza inquietante: “Una volta avevo con me 90.000$ in chips da 5k, che mi ero dimenticato. Quando arrivai a casa e feci per aprire la porta, due tizi dietro di me mi minacciarono con la pistola. Io li pregai di non entrare in casa perché c’era dentro mia moglie. Allora pensai di gettare nel giardino le chiavi.

Mi ricordai di un consiglio di Titanic Thompson e finsi un infarto. I ladri non sapevano bene cosa fare, poi recuperarono le chiavi ed entrarono in casa trascinandomi. Mi picchiarono, c’era sangue ovunque. Mia moglie fece suonare l’allarme e la polizia chiamò due volte. La seconda volta rispose uno dei ladri fingendo una voce da donna. Ci legarono e uno voleva spararmi, ma mia moglie si mise eroicamente in mezzo dicendo di sparare a lei, non a me. Alla fine si presero tutti i soldi ma per fortuna almeno ci lasciarono lì legati senza farci più del male“.

Ovviamente l’intervista non poteva concludersi senza un racconto sulle WSOP: “Quando vincevo i miei dieci braccialetti ancora non avevo idea di cosa avrebbe significato in futuro quella cosa“. Nonostante sia diventato una leggenda del poker però Doyle Brunson è ancora legato al suo primo amore, il basket: “Il ricordo più bello e vivido che ho risale a quando vincemmo la NCAA contro Arizona. Ho avuto tanto dalla famiglia e dalla vita ma quello per me rimane un momento indimenticabile“.

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