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il 8 Ago 2019

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Charlie Carrel e Doug Polk, botta e risposta a suon di video: la genesi di un amore mai sbocciato

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Charlie Carrel e Doug Polk, botta e risposta a suon di video: la genesi di un amore mai sbocciato

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Charlie Carrel e Doug Polk hanno tante cose in comune.

Entrambi giovani, affermati, dei veri e propri idoli nelle rispettive discipline, con la passione per la comunicazione video e un discreto appeal tra i loro seguaci.

Eppure il carattere, l’attitudine e la filosofia di vita sembrano essere quanto più distanti possibile: due facce di una stessa medaglia insomma.

Vi presento Doug, pardon, Charlie…

Da una parte Doug, che incarna il mito americano del self made man. Cash-gamer di successo, seguace della GTO, sfrontato e senza peli sulla lingua ha recentemente deciso di abbandonare il poker giocato per dedicarsi a tempo pieno alla sua nuova carriera da Youtuber, grazie alle sue invidiabili doti comunicative.

Pokeristicamente ha bruciato le tappe realizzando in una decina d’anni ciò che in tanti sognano di fare in una vita: oltre a diventare tra i più forti cash gamer online, si è buttato nella scena high roller live maturando quasi 10 milioni di dollari in vincite lorde, conditi dal braccialetto nel One Drop 2017, una vera e propria consacrazione.

Dall’altra un ragazzo pieno di insicurezze, da sempre contrario alla GTO ma capace di scalare tutti i livelli in tempo record, trasformando i lati deboli nei suoi punti di forza. Il suo, relativamente nuovo, canale Youtube non comprende soltanto hand analysis e contenuti poker related ma è un vero e proprio portale nato con l’intento di mettersi in contatto con le persone.

Per sua stessa ammissione Charlie legge quasi ogni singolo commento riceva sui social, ha un passato turbolento fatto di abusi sessuali e atti di bullismo subiti negli anni più verdi della sua esistenza, e non ha lo stesso impatto mediatico di Doug anche se la sua nicchia di follower continua a crescere. Pokeristicamente è una mosca bianca, sia per quanto fatto online che per la costanza di risultati nella scena live, dove sfiora i 9 milioni in vincite lorde, quasi come Polk.

Guai a toccare Doug…

Polk non vuole più saperne di sopportare lo stress creato dal poker giocato, figuriamoci le critiche sul suo modo di giocare.

Eppure, proprio a inizio anno, diventa “vittima” di Charlie che lo inserisce in una delle sue hand analysis commentando uno spot giocato contro Phil Ivey al 250K Challenge delle Aussie Million: l’inglese infatti, pur complimentandosi con lui per aver tentato un bluff in una situazione in cui in pochi avrebbero pensato di farlo, rivela di aver colto un tell che si premura di non svelare.

Come dire: “Hey ragazzi, la giocata sarà pur bella ma nel live il linguaggio del corpo è altrettanto importante e mi spiace, caro Doug, ma sei ‘tellato’…

La vendetta va servita fredda

A distanza di sette mesi, arriva l’occasione per restituire lo sgarbo.

Carrel prova a combinarla a Patrik Antonius in uno spot che abbiamo analizzato assieme qualche giorno fa, ma il campione finlandese non ci casca e mette in scena un hero-call da antonlogia.

Un assist che Polk non si fa certo sfuggire, confezionando un video che è una vera e propria chicca. All’apparenza potrebbe sembrare una semplice hand analysis e in effetti Doug fa un’attenta disamina dello spot giocato da Charlie…

Soltanto si premura di rispedire al mittente qualsiasi tipo di attacco alla sua persona, prima puntando il dito su uno scambio di battute avvenuto su Twitter (qui uno dei video nel quale Charlie prova a chiarire la sua posizione dopo il flame a suon di cinguettii) e successivamente analizzando il linguaggio del corpo adottato contro Antonius con lo stesso metodo adoperato da Carrel nel suo video. Ne nasce una parodia davvero divertente, che mette a nudo l’attitudine naïf di Charlie ed esalta le doti comunicative di Doug.

Uno a uno, palla al centro

Fine della storia? Giammai.

Carrel non la prende benissimo e il giorno dopo si prende la briga si scrivere un intero post su Facebook indirizzato a Polk. Ecco come si conclude il post:

Doug is a bully. But I don’t want people to insult him. This type of reaction only feeds bullies.”

Traduzione semi-letterale: “Doug è un bullo. Non voglio che lo insultiate, perché queste reazioni sono linfa vitale per i bulli.”

Il giorno seguente arriva un video di risposta della durata di oltre 20 minuti, nel quale Charlie si sente chiamato in causa a smarcarsi dagli attacchi di Polk.

Un video che parte dal poker e sconfina nel personale, o forse fa esattamente il percorso contrario, ma che sostanzialmente fa emergere un aspetto su tutti: Charlie è ancora alle prime armi come comunicatore mainstream e non ha la stessa efficacia dell’avversario o presunto tale.

La sua tendenza a condividere aspetti fin troppo personali della sua vita gioca a suo sfavore, mentre Doug utilizza tutto il materiale a disposizione con maestria: d’altronde può vantare un numero di seguaci dieci volte superiore a quello di Carrel, e le ragioni del suo successo risiedono proprio qui.

Insomma, Doug potrebbe anche aver fatto il bullo, ma Charlie non è riuscito a tenergli testa. Perché a prescindere dalla validità delle singole argomentazioni, un conto è una conversazione privata, un altro è un confronto pubblico, una sorta di “dissing” per utilizzare un termine caro agli appassionati della musica hip-hop.

E ci dispiace per Charlie, ma pur con tutte le ragioni del mondo dovrà migliorare la sua efficacia a livello comunicativo se vuole proseguire nel cammino da Youtuber. I presupposti sono buoni, ma Polk è già di un’altra categoria…

E voi cosa ne pensate a riguardo?

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