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il 2 Lug 2020

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Virtual Heads Up ep.3: David “Chip” Reese 1996 – Phil Hellmuth 2019

Virtual Heads Up ep.3: David “Chip” Reese 1996 – Phil Hellmuth 2019

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E’ giunta l’ora del nostro terzo appuntamento con la rubrica “Virtual Heads Up”, che mette a confronto in un testa a testa virtuale di poker due giocatori di epoche diverse.

Dopo la vittoria di Kanit su Stu Ungar e quella di Daniel Negreanu contro sé stesso (soltanto, “più giovane”), oggi è la volta di una sfida tra due vere leggende del Texas Hold’em: il David “Chip” Reese del 1996 contro il Phil Hellmuth del 2019.

 

David “Chip” Reese 1996

David “Chip” Reese è stato uno dei più grandi giocatori di Texas Hold’em di tutti i tempi.

La sua prima esperienza ai tavoli da gioco è concomitante con il suo periodo di studi a Stanford, in California. Con un amico decise di fare una gita a Las Vegas, dove – con un misero bankroll di soli 400$ – capì fin da subito di avere un talento innato per il gioco del Seven Card Stud.

Il gioco delle sette carte, infatti, non gli restituiva soddisfazioni solo nel giocarlo con i compagni di stanza dell’Università, bensì risultava imbattibile anche per gli squali del tavolo verde della città del peccato.

In pochi mesi le visite a Sin City divennero numerose, e il portafoglio di Reese continuava a crescere, tanto che decise di mollare la brillante carriera accademica (David spiccava nelle materie matematico-scientifiche) per diventare un gambler professionista.

Reese strinse una grande amicizia, a metà anni ’70, con Doyle Brunson: questa amicizia permise ai due di confrontarsi e migliorare in tutte le discipline pokeristiche esistenti. Col contributo di Reese, del resto, Brunson vinse i Main Wsop del ‘76 e del ’77, e Reese stesso divenne campione del mondo nel 1978 nel Seven Card Stud. Dopo un secondo braccialetto nel 1982, Reese centrò numerosissimi final table senza riuscire a strappare la vittoria: questo lo fece dirottare sul cash game, specialità in cui divenne brevemente il numero uno di Las Vegas.

Reese divenne un punto fermo nelle più grandi partite di Sin City, spesso nella duplice veste di giocatore/organizzatore, dal momento che spesso riusciva ad invitare ai tavoli uomini d’affari, ricchi turisti e personaggi famosi (che spesso finivano col perdere i propri dollari).

E’ opinione comune che Reese sia stato il più grande giocatore cash game di ogni tempo.

Dopo aver vinto milioni e milioni, negli anni, Reese decide di ripresentarsi sporadicamente ai tornei WSOP. In una occasione, nel 2006, si iscrive al 50.000$ HORSE: la vittoria straordinaria che riesce a conseguire (peraltro in un tremendo tavolo finale con Brunson, Ivey, Antonius, Tomko, Cloutier e Bloch) lo colloca di diritto nel gotha dei più grandi giocatori di ogni tempo.

Il suo stile di gioco, prima ancora che sugli aspetti matematici e probabilistici (che Reese padroneggiava a meraviglia) era basato sull’incredibile self control e sulla elevata capacità di concentrazione perpetua che riusciva ad ottenere. Reese, a detta di tutti, non è mai andato una singola volta in escandescenza per una bad beat o per un episodio negativo. Il suo stile tight-aggressive trovava una eccellente armonia nel modus operandi pacato e sereno.

Reese ci lasciò nel 2007 a soli 56 anni.

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Phil Hellmuth 2019

Cosa dire di Phil Hellmuth che non sia già stato detto?

Il “Poker Brat” è uno dei giocatori più iconici e rappresentativi di ogni tempo del Texas Hold’em, se non il più rappresentativo di tutti i tempi.

Dopo la conquista del Main Event WSOP del 1989, ottenuto battendo nell’heads up finale Johnny Chan, Hellmuth ha iniziato una lotta infinita contro sé stesso al fine di diventare il pokerista più titolato di ogni epoca. Ad oggi, 31 anni dopo il suo primo titolo, Hellmuth conta 15 braccialetti, 150 ITM alle World Series, 4 Final Table WPT più svariati tornei minori.

Più che meriti tecnici (che comunque non mancano), ad Hellmuth va riconosciuta una gran pazienza: per raggiungere i considerevoli numeri sopracitati, il campione di Palo Alto partecipa letteralmente a tutti gli eventi possibili. Il suo stile di gioco è di difficile inquadramento: ad un approccio ipertight, Hellmuth ogni tanto abbina mosse particolarmente azzardate. Del resto, per sua stessa ammissione, non gioca “seguendo la GTO”, bensì gioca” battendo la GTO”.

Famoso e discusso per le frequenti arrabbiature al tavolo e per i litigi con gli avversari (che fanno di lui il personaggio che è), Hellmuth nel 2019 ha vissuto uno degli anni pokeristicamente meno soddisfacenti di sempre, con tanti piazzamenti, pochi tavoli finali e nessuna vittoria assoluta.

Il più grande difetto, perlomeno uno dei più grandi di Hellmuth, sia al cash game (dove il “Poker Brat” ha indiscutibilmente enormi lacune) che a torneo è quello di faticare ad adattarsi all’aggressività dei ragazzini provenienti dall’online, che molte volte riescono ad avere la meglio su di lui.

L’Heads Up Virtuale

Immaginiamo che il testa a testa fra queste due leggende possa essere stato al tavolo cash, dove Hellmuth certamente avrebbe accolto l’invito di Reese, per dimostrare al suo ego di essere competitivo anche in quella disciplina. Reese, però, è stato e sarebbe ancora il migliore nella specialità “a soldi reali”, e il testa a testa si risolverebbe idealmente a suo favore.

Risultato finale: Reese 3 – Hellmuth 2

 

DISCLAIMER: Come nel calcio risulta IMPOSSIBILE stabilire chi sia il migliore tra Maradona e Messi (fondamentalmente per epoche e avversari diversi), anche nel poker risulta infattibile definire in senso assoluto chi sia più forte tra un giocatore di molti anni fa ed uno attuale. Avversari, tattiche di gioco, strumenti a disposizione risultano incredibilmente mutati e differenti: va precisato pertanto che il “Virtual Heads-Up” è solo un gioco, per ridere, discutere, confrontarsi e divertirsi! Non ce ne vogliano le fazioni di questo o quel player che non ottiene i risultati sperati!

 

 

 

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