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il 5 Feb 2021

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Uno dei prossimi mercati a vivere il boom? Il nostro reportage del poker in India

Uno dei prossimi mercati a vivere il boom? Il nostro reportage del poker in India

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Dopo avervi raccontato del poker in Africa, abbiamo deciso di continuare il nostro pellegrinaggio virtuale nei luoghi più esotici dove sia possibile giocare a poker.

Oggi la nostra meta è l’India, stato asiatico che da solo supera la popolazione africana. L’offerta pokeristica avrà reagito di conseguenza? Andiamo a scoprirlo insieme.

I casinò indiani

Che sia una questione culturale, o che il continente africano è nettamente più vasto della “piccola” India, resta il fatto che nella terra di Gandhi il numero di casinò è 13 volte inferiore!

Solo 21 casinò quasi totalmente situati nella regione di Goa, lungo la costa ovest del paese. Ancora più rare le poker room, come ci ha raccontato anche il locale Aditya Kumar, visto che in sole tre regioni è permesso giocare live a giochi di carte: la già nominata Goa, Daman e Sikkim. Non stiamo includendo i club privati, che non sono facili da rintracciare ma che sembra compongano la maggior parte del poker indiano.

Secondo la corte suprema indiana, i giochi che dipendono puramente dalla sorte sono illegali, mentre quelli basati sulle skill non lo sono, e questo lascia margine di crescita per il mondo del poker. Inoltre, l’Information Technology Act of 2000 crea una netta distinzione tra giochi da casinò e giochi di carte.

I principali luoghi dove giocare a poker appartengono al gruppo Deltin e sono perlopiù navi da crociera, poi c’è il nuovissimo Big Daddy Casino, inaugurato nel 2019, che ospita alcuni dei principali tornei locali.

I poker players

Nella All Time Money List indiana compaiono 1.818 giocatori. Non senza sorpresa, il primo della classifica Vivek Rajkumar è residente negli USA, e ha accumulato $8.080.012 in vincite live con due premi milionari in cassa: $1.424.500 a un WPT Borgata del 2008 e $3.652.345 alle Triton Poker Series londinesi del 2019, dove è arrivato 5° nel torneo dei tornei di Bryn Kenney.

A seguire Rajkumar, un altro player residente in America: Nipun Java, $2.725.022 all’attivo guadagnati in ben 243 ITM dal 2009 ad oggi tra Los Angeles e Las Vegas. È anche il primo giocatore indiano a vincere un braccialetto WSOP all’evento tag team online del 2019, assieme ad Aditya Sushant.

Il terzo classificato è stato un ambasciatore di PokerStars. Il suo nome è Aditya ‘Intervention’ Agarwal, $1.138.065 di vincite live tra WSOP, EPT, APPT Macao, ma anche Deltin Poker Tour, World Gaming Festival Goa, e altri eventi made in India.

Raghav Bansal è l’ultimo dei pokeristi milionari indiani, $1.094.910 in tornei live: molti alle WSOP, molti a Macao, ma molti anche nel suo paese natio tra Deltin Poker Tour, Baazi Poker Tour e altri.

Il poker in India

Tra le “major” che operano in India c’è tra tutti l’universale World Poker Tour, che al torneo più recente ha chiamato a raccolta 630 giocatori con un buy in di 55.000 rupie (circa $753) e un montepremi totale di $462.164. Le precedenti due edizioni hanno fatto 527 e 697 entries.

Il Baazi Poker Tour, nato nel 2019, ha numeri molto simili a quelli del WPT: buy-in di 55.000 rupie e una media di 600 giocatori. Così l’India Poker Championship (IPC! 🙂 ) che nell’ultima edizione ha adeguato il buy-in a quello che sembra il trend indiano, chiamando 693 persone per $474,909. L’anno prima fece 777 partecipanti, ma con un buy-in più contenuto. Chiude la lista il Deltin Poker Tour, l’evento che viene riproposto più spesso, e che di recente fa numeri sulla stessa linea di quelli già detti.

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Per quanto riguarda il mercato online, l’offerta locale (punto-in, per intenderci) è piuttosto limitata, a causa dei regolamenti dubbi al riguardo. Sembra che la maggior parte dei giocatori online, almeno fino a quando PokerStars non li bandì dal .com per aprire la sezione indiana, giocassero illegalmente sul mercato internazionale.

Tra le room, Adda52 è la principale: ospita i satelliti per il WPT e ha persino visto la presenza di Patrik Antonius come ambasciatore. Stando al report di Pokerscout.com, il picco di giocatori in contemporanea nelle ultime 24 ore è di 664, e la media degli ultimi 7 giorni 375. Altre fonti segnalano che almeno 5 milioni di indiani si sono iscritti ad un sito di poker online, di cui 40.000 professionisti.

Probabilmente il futuro del poker live e online è più in mano alle leggi che ai giocatori, però Dan Bilzerian si è fidato abbastanza da acquistare la terza room indiana, che ora si chiama BlitzPoker e ha appena disputato l’evento più ricco della storia indiana, con $4 milioni di montepremi garantito complessivo.

Piccola curiosità: lo sapete che in India è nata una variante di poker? E no, non stiamo parlando di quello che noi conosciamo come “poker indiano”. Il “teen patti“, che significa “tre carte”, deriva dal “three-card-brag”, variante elisabettiana della primiera con qualche influenza di poker, ed è molto diffuso nel sub-continente indiano.

Il prossimo Boom?

Dalla nostra limitata ricerca, sembrerebbe comunque che il numero dei partecipanti ai tornei indiani, e l’offerta di tornei, sia in forte crescita in questi ultimi anni: nel 2017 ad esempio, escluso il successo del WPT, gli eventi di punta hanno fatto tra le 150 e le 300 entries, mentre molti si sono accontentati di qualche decina. Nel giro di pochi anni la media di partecipanti è più che raddoppiata.

Vedere così spesso varie centinaia di giocatori potrebbe sottolineare il boom del poker in India, ma probabilmente serve ancora un po’ di tempo prima di poterlo dire con certezza.

Secondo quanto detto da Nipun Java e Aditya Sushant in un’intervista per PokerListings però, il poker sta facendo comunque fatica ad ingranare: a loro avviso l’esplosione c’è, ma è quasi totalmente distribuita in partite cash nascoste, e solo una piccola parte nelle case da gioco legali.

Non è facile trovare dei dati affidabili, ma sembra che l’India pulluli di circoli privati, nei quali ci sarebbero almeno 40.000 giocatori assidui. La forte differenza tra i numeri dei live ufficiali e quelli dei circoli privati, deriverebbe prima di tutto da una questione geografica: come già detto in soli 3 stati dell’India esistono tornei legali, e molti preferiranno giocare tornei meno importanti che viaggiare per lunghe distanze con costi aggiuntivi. Un po’ come a volte accade qui in Italia, ma con delle distanze e dei costi ancora maggiori.

Un’altra differenza è appunto l’offerta di gioco: i numeri che abbiamo dichiarato si riferivano ai soli tornei, mentre i 40.000 “underground” comprendono anche cash, SnG e altre modalità.

Infine non bisogna dimenticare che la popolazione indiana non è propriamente ricca di media, e gli eventi live ufficiali hanno un buy-in non semplicissimo da affrontare. Magari con il tempo i migliori costruiranno dei solidi bankroll e vedremo salire ancora il numero dei partecipanti ai tornei più importanti.

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