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il 14 Dic 2016

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Ryan Fee spiega quando chiamare da bottone gli open raise: “Occhio a size e posizione dell’avversario”

Ryan Fee spiega quando chiamare da bottone gli open raise: “Occhio a size e posizione dell’avversario”

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Ryan Fee insieme a Doug Polk costituisce una formidabile coppia di coach per il corso Upswing Poker Lab.

Forse vi ricorderete di come i due colleghi abbiano shippato questa estate il Tag Team Championship delle WSOP di Las Vegas.

Fee non sarà famoso quanto Polk, ma anche il suo curriculum è di tutto rispetto: in carriera ha vinto più di 3 milioni di dollari in tornei live conquistando pure un LAPT nel 2008.

Oggi vi proponiamo allora un interessante articolo di Fee che tratta un argomento specifico. Il coach risponde ad una domanda ricorrente: “Quanto loose bisogna giocare dal bottone di fronte a un’apertura?“.

Fee a tal proposito sostiene: “Molti pretendono una risposta veloce ma bisogna considerare diversi fattori. Il primo e probabilmente il più importante è la size del rilancio. Le cose cambiano con un rilancio 2x, 3x, 4x e 5x“.

Secondo il coach Fee, affrontando dal bottone un mini-raise, è ragionevole giocare il top 33% o il top 25% del range: “Questo perché non hai bisogno di molta equity per chiamare.

Anche con una mano come 7-5 suited ti conviene chiamare per provare a vincere un pot da 5,5 bb, supponendo che i bui foldino“.

Va sottolineato il rischio di subire uno squeeze in spot come questi. Ciò nonostante Fee consiglia di giocare carte broadway, suited connectors, suited one-gappers, forti assi e re suited: “Il rischio dello squeeze è compensato“.

Quando la size del raise aumenta, le cose iniziano a cambiare. Il problema dello squeeze si acutizza perché si rischia di perdere più chips.

Quando il raise è 3x, per esempio, una mano come K-8 suited, che giocherebbe bene solitamente dal bottone, diventa non così proficua. Quindi la prima cosa che bisogna chiedersi è: “Che size ha usato l’avversario per aprire il gioco?“.

La domanda successiva da farsi è: “Da quale posizione ha rilanciato l’avversario?“. La posizione è cruciale, non si possono trattare i rilanci da UTG o da CO nello stesso modo.

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Il range di un raiser UTG può includere il 15% delle mani mentre il range dal CO potrebbe essere del 35%. “È una differenza sostanziale, che devi considerare quando pensi alla tua equity con i flat più loose.

In breve, ci sono mani che dovresti giocare dal bottone quando affronti un raise CO e che dovresti foldare contro un raise UTG. Gli esempi sono suited connectors come 7-5 suited, mani come K-8 suited e forse anche i tuoi assi più deboli“.

Altro fattore da considerare è lo stile di gioco avversario. Affrontare un raise di un giocatore loose aggressive non è come affrontare quello di un giocatore tight.

Alcune mani che giocheresti di solito (come Q-J offsuit, A-10 offsuit o K-10 offsuit) sarebbero da foldare contro giocatori tight.

Forse queste cose sono ovvie per te, ma molte persone credono di sapere tutto ciò e poi invece sbagliano al tavolo“.

Fee suggerisce di fare pratica con Equilab o altri software che lavorano coi range, per capire con quali mani bisogna chiamare da bottone.

Chiude così: “Bisogna memorizzare dei range precisi. Ovviamente non esistono delle regole perfette ma è importante capire come variano i range in base ai fattori descritti, per imparare ad affrontare i raise preflop“.

 

Ryan Fee, Doug Polk

Ryan Fee, Doug Polk

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