Tuesday, Nov. 19, 2019

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il 6 Giu 2019

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I 10 giorni da Dio di Peppe Ruocco: Cavalchiamo l’onda, ma live mi sento più forte!

I 10 giorni da Dio di Peppe Ruocco: Cavalchiamo l’onda, ma live mi sento più forte!

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Lo sa bene Giuseppe Ruocco, in arte “peppruocc” per chi bazzica sul circuito online di PokerStars.it, che lo scorso martedì si è portato a casa il daily major della serie Turbo Week, in onda sugli schermi della Picca Rossa fino al termine della settimana.

Novemila euro e una cenetta per due il bottino di giornata, a cui si aggiungono gli shippi nei domenicali di punta dei circuiti iPoker e People’s arrivati a una domenica di distanza l’una dall’altra, per una dieci giorni che più calda non si può, bella stagione a parte.

Tre buoni motivi che ci hanno spinto ad alzare la cornetta virtuale formato Skype per scambiare quattro chiacchiere col “PR7” campano, ancora intento a sistemare in bacheca il suo pallone autografato.

Una tripletta d’altri tempi, specie sulle “punto it” dove l’atteso medio di un regular non arriva nemmeno alla metà di quello auspicabile agli albori del poker online.

Soltanto una questione di run, qualche oretta di coaching con Fedor Holz o una toccata e fuga dalle parti di Lourdes…Vuoi raccontarci che è successo?

Potrei dire che è tutto frutto dell’impegno, del lavoro e dello studio ma in realtà è una semplice casaulità che sia avvenuto nell’arco di una settimana o giù di lì. Dopo un lustro di esperienze in questo campo bisogna capire una cosa molto semplice che purtroppo viene spesso trascurata pur essendo una cruda realtà: il lavoro del poker player professionista consiste nel cercare di abbattere la varianza e ridurre al minimo sindacale l’alea che c’è in questo giochino. 

Il nostro lavoraccio di ‘MTTer’ è un corollario di deep run sfumate. Partendo da questo presupposto ed essendo pronti a prender bastonate ogni santo giorno, tutto viene di conseguenza…Per non finire nel territorio del whine, specialmente dopo questo filotto, la differenza fondamentale tra le volte in cui ho collezionato noni, decimi e dodicesimi posti e questi dieci giorni, risiede nel fatto che i colpi, nelle fasi cruciali, hanno tenuto.”

E se non ti credessimo? 

A onor del vero sto studiando più di prima e devo ammettere che a breve non escludo un’esperienza sul ‘dot com’. Anzi, a questo punto è quasi doveroso farla, mi sento pronto ad affrontare un determinato field. Ho osservato e continuo a osservare dall’esterno le dinamiche del ‘com’ nel tentativo di estrapolare il meglio da ogni situazione. Senza dimenticare che, e lo ripeto sempre ai miei ragazzi della scuola, noi possiamo essere i precursori di nuove linee.

Non dobbiamo mai imporci dei limiti a priori: sperimentare e adattarsi è il trait d’union che può farci fare un repentino salto di qualità in accordo con l’evoluzione del gioco. Evoluzione che di giorno in giorno può essere piu avvezza alle nostre linee, a linee consolidate o ad altre che riusciamo addirittura a prevedere, essendo il poker una disciplina che ha tanto a che fare con la psicologia. Trovare le contromisure adatte ancora prima che attecchiscano, secondo me, può essere un’ottima chiave di volta.”

Ci vuoi fare un riassunto di come sono andate le cose ai tavoli? 

Modestie a parte, perché a me non piace per nulla l’ipocrisia spicciola, mi ritengo un animale da late. Ho sempre avuto i famosi ‘occhi della tigre’ nelle situazioni chiave, elemento che mai come oggi, con un field inevitabilmente saturo per via delle tante scuole e/o pacchetti di coaching, può essere determinante. Non è più così semplice come in passato outplayare gli avversari o mettere pressione ICM.

Spazio quindi alla qualità piuttosto che alla quantità e massima attenzione al focus, da prediligere alle vecchie sessioni fiume di cui personalmente non sono mai stato un grande appassionato. Le vittorie nei due major domenicali hanno un filo conduttore che risiede sia nella conoscenza del field che nel mindset. Sì, mi son preso qualche licenza poetica per così dire, attuando delle variazioni sul tema per via delle specificità degli avversari, sebbene in certi frangenti la run sia stata tutt’altro che amica. All’Explosive ad esempio sono stato ‘riverato’ 3 volte di fila a 12 left partendo da chipleader e, dopo un flip a mio favore, sono ritornato in testa nel giro di 15 minuti senza mai girare le carte. L’epilogo lo conoscete tutti, altrimenti non sarei qua a parlarvi…

E il Bubble Rush su Stars?

Ho cavalcato l’onda. Premessa: preferisco da sempre la tecnicità alle turbine, che non sono mai state il mio pane, e devo ammettere di non aver realizzato per bene di che tipo di torneo si trattasse, anche perché la struttura non lo segnalava. Inoltre il Bubble Rush è un formato ormai desueto sul ‘punto it’. Insomma, è stato una fanta-turbina malefica fino a 40 left, da lì in poi i livelli sono passati a 20 minuti e il torneo è diventato estremamente tecnico.

L’average saliva esponenzialmente tanto che al final table superava le 50x. Pre FT mi sono  salvato su un colpo che vi riassumo brevemente: su 10-3-5 ho A-10 a cuori, ‘simopascu’ non c-betta con le Dame, forse per trapparmi o forse perché pensava avessi io del trapping nel range avendo flattato su due trouble stack back…Ad ogni modo sono risucito a perdre i minimi arrivando al tavolo finale nono di nove. La svolta è stata una bella ‘sculata’ 7-7 vs 10-10 con 7 a faccetta ma sai, quando si è nei momenti di fiducia si vedono le cose da un’altra prospettiva, si attira un karma positivo diciamo. Dal double-up in poi il torneo ha preso tutt’altra piega.

Sia la struttura che qualche info su alcuni giocatori, essenziale in determinate texture, mi ha dato la spinta giusta e ho preso il largo. All’heads-up eravamo 5:1 ma è durato comunque un’ora perché io giocavo con 200x mentre l’oppo ne aveva 40. Per dirla alla Carlo Savinelli (mister ‘varianza zero man’ 😂) ho provato a giocare a ‘varianza zero’  scegliendo il maniera ponderata di tenerlo sempre lì, isolando quasi esclusivamente con range vero e via dicendo…Speriamo che l’onda rimanga sui 20 metri ancora per molto!

Che dire invece del live? Ti vediamo sempre in fondo ai tornei eppure il guizzo stenta ad arrivare.

E’ vero, non ho mai shottato live ma paradossalmente continuo a sostenere di essere più avvezzo al tavolo verde che all’online, sebbene i risultati dicano il contrario. Quel che conta è continuare a lavorare bene e mantenere la testa bassa: se non mantieni un mindset solido, se non rinnovi gli stimoli giornalmente rischi di diventare pazzo. Ma da questo punto di vista ho le spalle larghe e sento di esser stato segnato dalle esperienze in real life. Quello che non ti uccide ti fortifica…

 

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