Saturday, Sep. 25, 2021

Strategia

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il 22 Feb 2015

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Come gestire una sessione fiume che può durare fino a due giorni? Parola ad Actaru5

Come gestire una sessione fiume che può durare fino a due giorni? Parola ad Actaru5

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Nel poker ci sono giocatori e giocatori. Ci sono quelli “normali”, abituati a sessioni di gioco ordinarie, e ci sono quelli che hanno una marcia in più e che possono dar vita a “sessioni fiume” di 40/45 ore.

Intendiamoci, non si può stare al pc per un tempo così lungo senza abbandonarsi per qualche ora alle braccia di Morfeo.

E non si può pretendere di fare un’esperienza del genere senza le giuste skill e soprattutto senza un obiettivo da raggiungere.

Quali sono, quindi, le ragioni che possono spingere un pro a fare sessioni del genere? E soprattutto cosa succede quando si gioca per così tanto tempo?

Lo abbiamo chiesto ad Actaru5 membro del team pro Pokerstars.it

IPC: Per cominciare, quali sono le ragioni che spingono un giocatore a fare delle sessioni lunghissime che durano anche 40/45 ore?

A: “Non consiglierei di fare abitualmente delle sessioni particolarmente lunghe per diversi motivi. Il primo è legato al fatto che in una sessione fiume, anche per i professionisti, non può venire mai meno il parametro “divertimento”. Nonostante questo un pro deve anche riuscire a bilanciare tutti i parametri in gioco. Ogni attività ha degli obiettivi, e nel poker ce ne sono spesso tanti da completare. E’ questo che a volte ci porta a “forzare” alcune sessioni fino ai propri limiti.”

IPC: Quindi, in una sessione così lunga l’obiettivo diventa fondamentale?

A: L’obiettivo è fondamentale perché aiuta a scacciare la “noia” che talvolta può caratterizzare una sessione forzatamente lunga. In questo modo diventa possibile divertirsi e si può trovare la forza di fare qualcosa di impossibile condizioni normali. A volte gli obiettivi cambiano completamente la percezione del tempo e della fatica e ti aiutano tantissimo in una sessione di 40 ore. (Fermo restando che per sessione di 40 ore intendiamo due giorni consecutivi pienissimi che vengono intervallati dal sano riposo – anche se devo dire che si rischia di finire per sognare i board del giorno prima…).”

IPC: Quali sono le differenze nel modo di giocare tra una sessione normale e una fiume?

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A: “Non dovrebbero esserci differenze, ma le nostre risorse sono limitate e si può finire per essere più facilmente vittima di errori. La cosa che credo sia più probabile è di “chiudere” il proprio gioco eccessivamente. Una gestione più “nit” della strategia talvolta può essere necessaria e calcolata a priori, ma a volte rischia sicuramente di eccedere.”

IPC: Come organizzi il tuo tempo per una sessione così lunga?

A: “In una sessione così lunga cerco di pianificare al meglio le pause, aiutandomi quando posso con la “Pomodoro Technique“, che è un ausilio fondamentale per le mie sessioni di gioco. Se ne ho la possibilità cerco di attenermi allo “standard” di 25 minuti di impegno e 5 minuti di pausa, senza negarmi la possibilità di fare un pisolino. Tuttavia, quando gli obiettivi si allontanino troppo nel nostro plan ideale, finiamo per essere costretti a “forzare” un po’ questi tempi.”

IPC: C’è un tipo di gioco che preferisci?

A: “Bhe, giocare cash dà una grande flessibilità. Devo dire, però, che le lunghe sessioni di MTT mi appassionano di più, perché possono evolversi in adrenalina pura. Al contrario, giocando cash, bisogna fare braccio di ferro con un’apparente monotonia. Dico apparente perché, in verità, l’impegno e le risorse richieste sono sempre altissimi, e se si riesce a gestire la propria attenzione al meglio, ogni spot può portare dei meravigliosi punti di riflessione. L’importante è non “cedere” al cosiddetto autopilot che spesso rappresenta l’anticamera del tilt!”

IPC: E ti è mai successo di mettere il pilota automatico?

A: “Purtroppo si, credo che una delle skill più importanti in questo gioco sia riconoscere queste fasi. E’ un punto sul quale probabilmente non smetteremo mai di imparare. Io continuo a fare progressi, e sono abbastanza soddisfatto di questo. L’importante non è tanto quello che abbiamo fatto fino ad ora, quanto la possibilità che abbiamo di migliorare e rimettere tutto in discussione, evitando ad esempio di incappare nel’autopilot.”

IPC: C’è un consiglio che daresti per ottenere un buon risultato in condizioni così estreme?

A: “Sicuramente. Valutare l’importanza degli obiettivi e astrarsi emotivamente dai risultati del breve periodo. Concentrarsi per dare il meglio, considerando i limiti di queste sessioni. Personalmente, quando mi trovo in una sessione intensa, non faccio caso a quello che vinco o perdo, ma all’aver fatto il meno errori possibile (il che dovrebbe avvenire sempre). Per esempio non sarò soddisfatto di me stesso se non avrò combattuto a sufficienza per i piatti, facendomi rubare troppi bui!”

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