Tuesday, Jul. 16, 2019

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il 16 Lug 2015

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Il thinking process di Negreanu nella mano che gli è costata il Main WSOP: “La rigiocherei così, ho fatto altri errori…”

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Il thinking process di Negreanu nella mano che gli è costata il Main WSOP: “La rigiocherei così, ho fatto altri errori…”

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È il giocatore con più vincite live in assoluto, con una cifra che supera i trenta milioni di dollari.

Ha già vinto sei braccialetti in carriera, ed è uno dei più forti e carismatici player al mondo.

Tuttavia il braccialetto del Main Event, per quello che rappresenta fuori dal premio in denaro, era l’obiettivo più ambito da Daniel Negreanu, che purtroppo si è dovuto arrendere a pochi passi dal suo conseguimento terminando il torneo in undicesima posizione.

Poco dopo l’eliminazione, Negreanu ha spiegato il thinking process della mano che ha decretato la sua eliminazione dal Main Event WSOP. Rivediamola.

Joe McKeehen apre da bottone a 800.000 e Negreanu, con uno stack da circa 16bb, decide di difendere il suo grande buio. Il flop recita AK10 e Danielino check/raisa all-in la bet 700.000 del suo avversario. McKeehen non ci pensa un attimo e chiama.

Negreanu mostra A4, McKeehen J3. Il turn 3 regala outs extra al britannico, il river Q condanna il canadese.

Ed ecco il thinking process che Daniel ha riferito al portale bluff.com per questa mano che ha sollevato animate discussioni nella comunità pokeristica:

“Qualcuno potrà dire che contro un avversario che apre il 100% delle mani da bottone in quello spot l’all in preflop sarebbe la mossa migliore. Penso che per la maggior parte delle persone sia vero, ma non per me e non in quello spot. Il mio obiettivo è vincere il torneo e non fare November Nine. Sapevo che Joe stava aggredendo molto la bolla e mi sentivo a mio agio contro il suo range debole, sia IP che OOP. La mia strategia allora non consisteva nell’indovinare se avesse una mano abbastanza buona da chiamare un all in preflop, ma nel vedere i flop con lui per poter prendere valore dove potevo; preferisco costruirmi la mia strada per il raddoppio che giocarmelo in un flip. Le ragioni per le quali ho preferito chiamare sono sostanzialmente tre: 1) Bilanciare un po’ il mio range di call dai blinds; 2) Prendere valore extra in caso di un asso al flop, che non checkerà mai; 3) Evitare di trovarmi in all in preflop in una situazione che mi vedrebbe sfavorito 2:1. Una volta uscito il flop la mano si gioca da se… Comunque questo è il mio modo di giocare: passo dopo passo, vedere flop, prendere valore e assumersi i rischi solo quando è necessario, sperando che la mano regga. Questa volta non è successo, ma sono contento comunque di come ho giocato e sono ancora convinto del mio game-plan.”

Ma anche uno dei migliori giocatori del mondo può commettere degli errori, e Negreanu ha l’umiltà e l’autocritica necessarie ad ammetterlo. Ecco i due sbagli fondamentali di Kid Poker nel corso di questo Main Event WSOP:

“Man mano che divento più vecchio, più maturo, e più bravo nei tornei di poker, gli errori che faccio sono molto minori, ma non per questo meno rilevanti. Un po’ come i golfisti professionisti, che non è che fanno sempre buca in un colpo, ma sicuramente a differenza del giocatore medio vi si avvicinano molto di più e commettono molti meno errori. I due errori che ho commesso possono sembrarvi inezie, ma sono quelli che più mi hanno colpito.” 

Hand 1: Blinds 80K/160K

“Justin Schwartz lancia una chip da 500K nel piatto senza dire nulla. So che limpare fa parte del suo plan, ma aveva chips più piccole con cui farlo. Allora ho pensato che voleva fingere di voler raisare, per fare in modo che gli altri avessero meno intenzione di attaccare il suo limp. Io avevo 78 da bottone e decido di chiamare perché è una mano che gioca bene post flop e non c’è motivo di isolarsi contro Justin. Resta in gioco anche il BB. Il flop è K76 e qua commetto il mio errore: dopo i check dei due avversari punto 250K, Justin rilancia 600K e io chiamo con due backdoor e una middle pair. Al turn 3 lui va all in ed io devo foldare. L’errore qui sta nella size che ho scelto al flop, che ha lasciato a Schwartz abbastanza spazio per rilanciare in bluff. Se avessi puntato 450K ad esempio per rilanciare avrebbe dovuto mettere almeno un milione, e difficilmente l’avrebbe fatto in bluff, invece con 250K avrei potuto essere in bluff io stesso, e gli ho aperto la porta per outplayarmi… il fold al turn non lo reputo un errore anche se ha confessato di avere QT, la size al flop sì.”

Hand 2: Blinds 150K/300K

“Alex (shortstack) rilancia da MP a 600K ed io difendo il piccolo buio con A6 per vedere il flop T-T-3. Vado in check-call per 350K, turn e river sono 9 e J e entrambi checkiamo sulle ultime due streets. L’errore qua è un po’ più sottile, bisogna pensarci un minuto. Molti pensano che il call preflop sia un errore, ma secondo me non è così. Quando ha puntato 350K ho pensato di avere la mano migliore ma non ne ero sicuro. Dovevo check-raisare circa un milione e mettere pressione su Alex, che poteva foldare anche 8-8 dato che 9-T, J-T, Q-T, K-T ed A-T sono nel mio range. Lui per chiamare avrebbe impiegato il 25% del suo stack e sarebbe stato in alto mare al turn, sia di fronte ad una bet che ad un check. Poi ha girato Q-9 e ha vinto lui, molti parlano di fortuna, ma non c’è motivo di parlare di fortuna o sfortuna se non ho giocato la mano nella maniera migliore che potevo.”

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