Gli auto-sabotaggi nel poker: come dei comportamenti naturali interferiscono nel nostro gioco | Italiapokerclub

Sunday, Mar. 29, 2020

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il 13 Set 2016

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Gli auto-sabotaggi nel poker: come dei comportamenti naturali interferiscono nel nostro gioco

Gli auto-sabotaggi nel poker: come dei comportamenti naturali interferiscono nel nostro gioco

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Per diventare giocatori migliori dobbiamo migliorare ovviamente il nostro gioco, studiare nuove tecniche, approfondire la matematica del poker, analizzare i nostri avversari.

Ma un dettaglio che fa la differenza, e ancora troppo spesso viene messo in secondo piano, è l’aspetto mentale del gioco. 

Robert Woolley per pokernews.com ha analizzato alcuni comportamenti tipici del tavolo da gioco traendo spunto dagli studi del biologo evoluzionista Robert Trivers, che ha studiato a fondo il ruolo dell’inganno tra gli umani e altre specie animali.

Credete che tra i comportamenti animali e quelli di un poker player ci possano essere punti in comune? Proseguite nella lettura!

Attenzione Selettiva

Trivers ha dedicato ampio spazio all’auto-inganno, “arte” di cui l’essere umano è maestro, e se pensate di non ingannare voi stessi è proprio perché lo state facendo! 

Trivers parla di un esperimento nel quale delle persone vengono convinte di avere ottime o scarse probabilità di essere chiamate per un appuntamento, e se la probabilità era alta i soggetti in questione passavano più tempo ad analizzare gli aspetti positivi dell’appuntamento, viceversa se erano convinti di avere poche possibilità si concentravano sulle caratteristiche negative, come se avessero già razionalizzato il disappunto per il rifiuto.

Un altro esempio riguarda un filmato che parlava dei rischi collegati al fumo. Veniva richiesto ad alcune persone di fare molta attenzione ai contenuti e all’audio del filmato veniva sovrapposto del fastidioso rumore. I non fumatori allora tendevano ad abbassare il volume per poter sentire meglio le parole del filmato, mentre i fumatori di solito tenevano il volume invariato dimostrando poco interesse.

Molti altri studi hanno confermato che l’essere umano tende a dare più attenzione e credito alle informazioni a lui più comode, che incoraggiano a percorrere la strada già scelta, mentre tende a screditare o eliminare i messaggi contrari.

Mike Caro ha parlato a lungo di questa dinamica psicologica per quanto riguarda i tell: spesso tendiamo a sovrastimare i tell che ci dicono di chiamare e a ignorare quelli che ci dovrebbero far passare. Usando i tell in questa maniera si commette un grave errore, purtroppo molto comune. Però se non si sistema al più presto probabilmente si potrebbero fare più soldi ad ignorare tutti i tell e basta.

Non dare nell’occhio

La gran parte dei nostri inganni tende a raffigurare un’immagine più forte, aggressiva o abile, come un pesce palla che in situazioni di pericolosi fa più grande, o un gatto che rizza il pelo, o tutti gli animali che emettono versi più gravi per sembrare più grandi e pericolosi.

Ma c’è un secondo tipo di deception esattamente contrario: dimostrarsi più piccoli, stupidi per approfittare dei vantaggi che ne possono derivare.

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In natura si può trovare un esempio tra gli uccelli marini, i cui figli diminuiscono volontariamente la loro grandezza percepita e la loro aggressività per essere visti ancora come cuccioli e poter continuare a sfruttare i vantaggi di restare a fianco dei genitori.

Scrive Trivers: “Sembrare meno minacciosi può permettere di colpire da più vicino. È una strategia meno diffusa che deve il suo successo probabilmente proprio a questo: la maggioranza delle persone agisce in maniera opposta, e chi sta dall’altra parte tende a guardarsi da quel genere di comportamenti, la nostra guardia non è abituata a preoccuparsi di questo genere di inganno.” 

Un esempio nel poker? Una volta Norman Chad disse di Allen Cunningham qualcosa del genere: “Non ti accorgi nemmeno che è lì finché non ti porta via tutte le chips.”

Non essere notato permette agli altri di agire più liberamente e a noi di continuare ad approfittare di questo. Se fossimo ad un tavolo contro Phil Ivey e un altro giocatore qualsiasi, probabilmente staremo molto più attenti a ciò che farà Phil, permettendo al giocatore “invisibile” di continuare a fare il suo gioco senza avere bastoni tra le ruote.

Ripetere gli errori

Nonostante Trivers sia molto più esperto della maggior parte di noi in questo genere di cose, questo è uno di quegli auto-inganni nei quali casca ancora. È una cosa normale negli esseri umani, cadere nello stesso errore più e più volte.

“Un problema comune: qualcuno mi ferisce, e io penso ad una risposta cattiva, poi viene fuori una parte nascosta di me che mi dice: ‘Robert, sei già stato in questa situazione 614 volte, e ogni volta ti sei pentito di aver reagito così.’ Ma poi arriva la parte dominante che mi urla: ‘No, questa volta è diverso! Ti sentirai meglio!’ e arriva la numero 615.”

Woolley applica questa situazione al poker in un contesto familiare: “C’è questo ragazzo con cui gioco nei miei home games, non va mai all in al river se non ha il nuts assoluto. Nonostante questo l’avrò chiamato col second nuts una decina di volte prima di imparare questa cosa di lui! Ogni volta penso: ‘Beh, questa volta avrà capito che quando fa questa action gira sempre la mano migliore, allora lo può fare per prendere vantaggio dall’history e buttarmi fuori dalla mano!’. E io chiamo ancora, e perdo ancora.” 

Probabilmente anche senza sforzarvi troppo troverete un errore nel vostro poker che avete ripetuto molte volte. Se l’avete già notato e volete eliminarlo, forse ricostruendo il thinking process che vi ha indotti a sbagliare ancora troverete un elemento di auto-sabotaggio, una cosa che fa deragliare la vostra scelta da giusta a sbagliata.

Come sistemarlo? L’impresa non è semplice, ma notarlo è il primo -e davvero importante- passo.

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