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il 18 Nov 2014

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Giovanni ‘gioriz’ Rizzo: “Se avessi vinto il triplo dei soldi senza braccialetto non sarei così felice!”

Giovanni ‘gioriz’ Rizzo: “Se avessi vinto il triplo dei soldi senza braccialetto non sarei così felice!”

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Quest’anno ha dovuto attendere un po’, ma alla fine il successo è arrivato.

Giovanni ‘gioriz’ Rizzo, 30enne professionista di Parma dal sangue calabrese, ha vinto l’altro giorno il braccialetto ICOOP del Pot Limit Omaha Hi/Lo da 100 euro di buy-in, incassando anche un premio di 3.753 euro totali.

In pochi forse sanno di questo record, ma tra braccialetti ICOOP e orologi SCOOP ‘gioriz’ è quello che ne ha ‘collezionati’ più di tutti: quattro titoli in totale, equamente divisi tra primavera e autunno.

 

IPC: Braccialetto arrivato sul filo di lana: quanto lo hai cercato dopo quello della scorsa edizione?

Giovanni Rizzo: Tantissimo. Sono un ‘romantico’ degli mtt e ai trofei tengo molto. Se avessi vinto il triplo dei soldi di ieri senza il bracciale, giuro, non sarei altrettanto felice. Il nostro è un lavoro impermanente che, al di là del – importantissimo per carità – pallottoliere economico, non lascia molta traccia. Mi piace dopo sei anni di professionismo, quindi, cominciare a guardare ai vari braccialetti e trofei e ricordare cosa voleva dire per me a quel punto della carriera, con chi ero e quali emozioni ho provato.

 

IPC: Giocare le varianti, e saper farlo bene, quanto aiuta in manifestazioni come l’ICOOP?

G.R.: Molto, è innegabile. Sono field più ridotti, con giocatori meno esperti in genere. E anche quando, magari, arrivano regular molto forti a no limit hold’em che giocano questi eventi per la leaderboard e per divertimento, non hanno comunque in quella data specialità il numero di mani che ho io, che il bankroll con le varianti l’ho costruito. Specialmente con l’Omaha Hi/Lo che, guarda caso, fu il mio primo titolo in assoluto, allo SCOOP, tanti anni fa, in heads con Dario ‘pinolopinolo’ De Paz.

 

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IPC: Al tavolo finale eri l’unico regular. E’ stato comunque difficile prevalere? Come ti ci sei approcciato?

G.R.: Senza falsa modestia, quando, runnando bene da 20 left, che senza goodrun non si vince mai comunque, sono poi arrivato da chipleader al tavolo finale, mi sono sentito molto confident. Ho preso pochi rischi full ring, ‘gamblando’ mai più del 20% del mio stack in mani marginali. Ho fatto un unico errore di un certo peso in tutta la finale, ma niente di compromettente. Una volta short handed, poi, ho martellato come un pazzo, proprio bello peso, tanto che a un certo punto sono arrivato ad avere il doppio delle chips degli altri tre messi insieme…

 

IPC: In questo ICOOP tanti regular stanno facendo ottimi risultati. Qual è il motivo per te?

G.R.: Il livello del field italiano si è indurito, specialmente in quella fascia medio/alta che rende, dunque, impossibile vincere un torneo senza affrontare diversi forti regular in late stage. E’ uno skill game e questo elemento viene sempre più allo scoperto tanto più si innalza la qualità del field.

 

IPC: Riduci il tabling, in manifestazioni come questa, per riuscire a mantenere il tuo A-game?

G.R.: Ieri avrei proprio dovuto (ride). Ho aperto un sacco di tornei e diciamo che, braccialetto ‘salva-serata’ a parte, non è andata benissimo. Si dovrebbe bilanciare un po’. La maggior parte dei giorni la schedule può rimanere tranquillamente invariata: due tavoli in più, e uno solo di varianti, non cambiano nulla. Ieri però mi son ritrovato ad avere tre eventi di varianti insieme a due Day 2 di no limit hold’em. Mixare non è facile, sapevo che non avrei avuto il giusto focus per gli altri tavoli. Ma che ci posso fare, la domenica mi ingolosisco, mi diverto proprio!”.

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