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il 2 Dic 2015

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L’importanza dello studio nel poker secondo Giovanni Rizzo: “Il confronto diretto è l’arma vincente ma…”

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L’importanza dello studio nel poker secondo Giovanni Rizzo: “Il confronto diretto è l’arma vincente ma…”

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È cosa ben nota nell’ambiente del poker che lo studio sia una componente fondamentale per essere dei player vincenti.

Ma in fondo è veramente così importante? Ci sono player autodidatti, o che preferiscono fare più esperienza sul campo invece di sfogliare un programma per la review, eppure continuano ad essere giocatori vincenti.

E come si fa a “studiare”? Ho letto decine di libri, molti dei quali ormai ben che superati, faccio review e mi tengo aggiornato scorrendo le pagine dei forum, ma è sufficiente?

Per rispondere a queste domande abbiamo interpellato Giovanni ‘gioriz’ Rizzo, che dall’alto dei suoi anni di esperienza ci racconta di come ha mosso i primi passi per soddisfare la sua fame di sapere pokeristica, fino a spiegarci come ancora oggi lo studio ricopra una parte essenziale del suo lavoro.

“Agli inizi ho studiato tantissimo, anche ‘male’ se vuoi, ma davvero tantissimo. Leggevo qualsiasi libro mi capitasse a tiro, abitavo a New York a quel tempo, e avevo un Barnes and Nobles con una fornitissima sezione poker; un sogno! Avrò letto senza esagerare una ventina di libri in quei primissimi mesi. A posteriori magari riconosco come parecchie di quelle info fossero già datate allora, ma mi hanno dato dei ‘fondamentali’ e una comprensione delle meccaniche profonde del gioco che comunque sono state importanti. E, cosa ancora più importante, un imprinting su quello che implica essere un professionista a trecentosessanta gradi: la costanza, gli orari, la disciplina, evitare i pit games, l’added value delle attività poker related, la table selection… Nozioni che sono state il mio punto di forza da allora in tutti questi anni da professionista. Poi son passato ad aggiornarmi in maniera più dinamica e tecnica, con video, analisi post sessione, e soprattutto con il confronto diretto, che resta la cosa più importante. Più ‘sali di livello’ più hai modo di confrontarti con giocatori molto forti, e questo alla fine resta secondo me lo strumento più potente di studio, perlomeno negli MTT.”

L’ambasciatore di Tilt Events ci spiega anche che ruolo ricoprano i software –argomento ora più discusso che mai– nel suo processo di apprendimento, e quanto conti invece avere ottimi giocatori come amici:

“Parto con il dire che sono uno dei pochi che non usa HUD negli MTT. Li ho usati, so come funzionano, ne riconosco l’utilità, non fanno per me. Ovviamente sono imprescindibili per chi massa cash game, ma quello è un’altro discorso. Ciò detto lo studio post sessione è sempre molto importante, e uso Pokertracker per raccogliere dati e appunto per lo studio off-game. All’inizio della mia carriera ho dissezionato tutti gli spot possibili ed immaginabili in profondità, dedicavo tantissime ore allo studio in maniera meccanica e massiva. La cosa ha creato dei fondamentali importanti. Ora direi che è invece una cosa più ‘organica’, un lavoro di aggiornamento costante che fai quando ti si presentano spot complicati, ma senza quello studio maniacale. Li registri e li analizzi in seguito con altri regs, e cerchi di saltarci fuori: è sicuramente più divertente di quello che facevo agli inizi 🙂 “

L‘ultima grande avventura di gioriz è targata dot-com. Il suo trasferimento in terra slovena per affrontare il field più vasto possibile è circondato da grandi difficoltà, nelle quali molti altri italiani meno cauti hanno inciampato agli esordi.

Le differenze tra il field italiano e quello europeo/mondiale sono tante ed è necessario adattarsi prima di trovarsi disorientati nell’ambiente: ci si ributta sullo studio?

“Per il passaggio sul dot-com ho osservato parecchio i tavoli prima di startare, carpendo quante più info possibili. Parallelamente ho fatto un abbonamento elite a RunItOnce (sito di coaching in lingua inglese, ndr) e mi sono fatto un’endovena di circa un centinaio di video di pro che stimo molto, in particolare quelli di Sam Grafton, dei fratelli Greenwood e di Fedor Holz. E poi tanta ‘legna’ con umiltà come al solito, tanta pratica sul campo, startando i primi due mesi ad un ABI quasi dimezzato rispetto all’ABI 60 che tengo ora. La game selection è sempre stata uno dei miei punti forti: faccio schedule molto sensate, ‘sporcandomi le mani’ con tanti torneini salvasessione che magari non sono prestigiosissimi ma sicuramente aiutano a non swingare. I primi due/tre mesi infatti pur runnando male e avendo le normali difficoltà di adattamento, nonostante perdessi su Stars.eu, sono riuscito a fare un piccolo profit overall grazie ai risultati nelle altre room. Sentendo le ‘storie dell’orrore’ di tanti italiani che avevano tentato il salto e sono finiti schienati subito i primi mesi, mi sembrava già un discreto traguardo mettere il segno più con costanza alla fine del mese. Poi da settembre quando ho cominciato a runnare più umano anche nei major e ho capito meglio il field e come affrontarlo, si è fatto del bello 😉 “

 

 

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