Saturday, Dec. 5, 2020

Strategia

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il 27 Ott 2020

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Il processo di pensiero di Tom Dwan in un herocall perdente

Il processo di pensiero di Tom Dwan in un herocall perdente

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Con herocall, nel poker, si intende un call marginale basato su delle read specifiche che si hanno sull’avversario.

Quando ha successo, l’herocall è una delle azioni che danno più soddisfazione: cosa c’è di meglio di pescare l’avversario in bluff o di punire la sua ‘prepotenza pokeristica’?

Con una mano spiegata da Tom Dwan vediamo qual è il processo di pensiero che porta i professionisti di poker a decidere di piazzare un herocall.

 

Situazione e preflop

Questa mano è arrivata a un a partita cash game giocata a margine di un evento Triton Super High Roller Series a Jeju, in Corea del Sud.

“Facendo il cambio della valuta, di base è un 1.000$-2.000$ americani con 2.000$ di ante – spiega Dwan – e mi pare che ci fosse un triple straddle“.

Dopo il triple straddle (4-000$ – 8.000$ – 16.000$) Romain chiama da bottone 16.000$, Dwan da big blind spilla KQ e rilancia a 66.000$

“Con 31 bb effettivi sono abbastanza contento. Chiama solo Romain in posizione con 54: una giocata un po’ ambiziosa ma alla fine ragionevole rispetto alla size che ho fatto” dice Dwan.

 

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Flop 44A

“Proseguo con una cbet pari a circa il 40% del piatto. Mi aspetto che butti via un sacco di mani visto che lo stack effettivo è di 31bb e tutti stavano giocando abbastanza tight. In questa mano non credo che abbia spesso un asso e neanche un quattro tanto spesso. Quando chiama non sono affatto contento, ovviamente speravo foldasse. C’è ancora una piccola possibilità che il mio KQs sia buono perchè potrebbe avere mani come K-T, K-J, Q-J, ma la maggior parte delle volte sono dietro, a meno che non abbia floatato per poi tentare qualche bluff”

 

Turn 7

“Sul turn decido di checkare, qualche volta ha senso puntare di nuovo, qui, ma è decisamente meglio checkare. Romain checka dietro”

 

River Q

“Chiudo doppia coppia, in base al ragionamento del flop lui non dovrebbe avere un asso o un quattro così spesso e penso di poter battere qualche mano che potrebbe avere come ad esempio coppia di sei, di otto, di nove, di dieci. Se ha queste combo, grazie a questa Donna, al river sono avanti. Detto questo, se ha una di queste coppie non punterà così spesso in ultima strada. Se invece ha una mano tipo QJ c’è una possibilità che possa bettarla, per non parlare della porzione di bluff che può avere. Quindi quando punta 80M al river ho odds quattro a uno, ossia devo vincere il 20% delle volte per fare break even. Se guardi questa mano e vedi l’espressione sul mio viso si capisce che non credo di vincere molto più del 20% delle volte. Quando si è giocata la mano credevo di essere vincente poco più del venti per cento delle volte e così ho buttato la chip del call in mezzo al tavolo e ho avuto la bad news”.

L’herocall di Dwan, quindi, è stato determinato soprattutto da considerazioni sulle pot-odds e sulla stima del range avversario: al suo posto avreste chiamato?

 

Il video della spiegazione

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